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Festa di Santa Maria - Ales (Sardegna)

Lunedì 28 Maggio 2012
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Festa di Santa Maria


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Festa di Santa Maria

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Chi praticamente organizzava la festa erano is oberaius, corrispondenti agli attuali membri del comitato, che come oggi avevano nel Presidente e Segretario i propri organi rappresentativi. Anche allora si effettuava sa cicca, sebbene le offerte in denaro venivano fatte dai soli negozianti e impiegati. Era pertanto consuetudine accettare doni in natura da convertire poi in denaro. Is oberaius quindi si rivolgevano ai proprietari, una volta che il grano era pronto po incungiai, ottenendo una quarra (25 litri) o anche due, in caso di buona annata, di grano. Con i soldi ricavati dalla vendita del grano venivano pagati i fuochi artificiali, la processione, ma non i suonatori o is cantadoris che per la loro esibizione dovevano confidare nella generosità (sa bona manu) dei ballerini e degli spettatori.
Almeno due settimane prima, ogni sera, il suono delle campane chiamava a raccolta le devote più anziane pcr. preparare nel sagrato della Chiesa di Santa Maria la Santa, che assisa nella cadira veniva vestita con grembiuli di seta guarniti di pizzi colorati finissimi, impreziosita di pesanti catene d'argento con pendenti ad uovo, spesso doni dei fedeli più poveri che per devozione se ne privavano, e con variopinti fiori di tulle. L'abbondanza di questi e La disattenzione di una fedele che inciampando fece cadere uno dei 4 candelieri che circondavano la Santa, causò agli inizi degli anni ‘30 un pericoloso incendio, che subito sedato da quanti affollavano la chiesa con corpetti, giacche, scialli, portò oltre alla distruzione delle vesti e alla rovina della statua lignea e, si dice, alla morte forse per il grande spavento, dopo breve malattia, di una fedele.
La Chiesa di Santa Maria poteva ospitare un numero di fedeli maggiore rispetto ad oggi in quanto mancava di banchi. I fedeli più giovani rimanevano in piedi mentre le donne e gli anziani si accovacciavano, durante la messa cantata in latino che si teneva in quei tempi ogni domenica, sulle grandi lastre di pietra del pavimento. La porta ad arco della Chiesa era di dimensioni e forme maggiori allora, per cui coloro che non potevano entrare all'interno seguivano comunque la liturgia dal sagrato e, sovente, approfittavano dei due giri per riposarsi sui gradini che circondavano il perimetro della Chiesa. La messa domenicale, durante la seconda guerra mondiale, prevedeva spesso una processione per scongiurare il ritorno a casa dei soldati, il cui arrivo, però, impegnava i parenti a promuoverne, come ringraziamento, un'altra. Gli spazi limitati invogliarono le autorità religiose e civili, intorno agli anni ‘30, a progettare la costruzione di una cappella su lato sinistro della Chiesa, nel quale si può intravedere un accenno di arco. Si concluse che essendo il cimitero a fianco della chiesa, le dimensioni della cappella dovevano essere necessariamente contenute e l'ampliamento non sarebbe stato di alcuna utilità. L'area del cimitero, anch'essa non vastissima, confinava con un torrente ricco d'acqua, tanto che non era infrequente che durante il guado, al rientro della processione, qualche stendardo o la statua stessa si impigliasse tra i rami degli allora numerosi ulivi.
La ritualità religiosa veniva annunciata dallo scampanellio dei sagrestaneddus (chierichetti), che correndo per le vie del paese rivolgevano alla popolazione il seguente invito: "A chi ada bolli beni a s'arrosarieddu di Santa Maria". S'arrosarieddu di Santa Maria, a cinque poste, cantato alla sera da uomini e donne all'unisono, in sardo, durava circa un ora. All'ultima posta veniva acceso su fogadoni. Seguiva la benedizione eucaristica del sacerdote e, sino all'ora della cena, si proseguiva con is goccius cantaus. Arrosarieddu e goccius venivano cantati anche per le feste di San Sebastiano e San Isidoro.
Su fogadoni era un segno connotante della devozione per la Santa. Generalmente erano i più poveri, ma anche i più devoti e i graziati dalla Madonna che andavano sul Monte Arci a raccogliere la legna per il falò. Questi ultimi coinvolgevano anche altri compaesani: Beni tui a bittì sa linna po' su fogadoni de Santa Maria?' che rispondevano ‘Annò ca no ‘ia andai!'
Ai balli a sonettu seguiva, dopo cena, oltre all'immancabile gara poetica con battorine in logudorese, ottavas campidanesi, muttetus, e canzonis a cruba, uno spettacolo gradito soprattutto agli anziani: sa roda, ovvero una girandola di fuochi artificiali di dimensioni pari a quella di un carro, affiancata da una più piccola s'arrodieddu.

Testo tratto da:
Il Comune di Ales - Tradizioni religiose





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