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Turismo Alia: Grotte della Gurfa

Lunedì 28 Maggio 2012
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Provincia: Palermo

Grotte della Gurfa


Localizzazione:
- Comune di Alia
- Sicilia

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Grotte della Gurfa

»» Alia - Sicilia

Non si tratta di grotte naturali, poi lavorate e adattate dalla mano dell’uomo, ma di un monumento di architettura rupestre, cavato nell’arenaria rossastra che compone il nucleo della collina, il più grande ambiente ingrottato a thòlos del Mediterraneo e la più alta del mondo.
Alla Gurfa si fa un viaggio in una dimensione che sembra essersi perduta, fatta di suggestioni estetiche ed intuizioni folgoranti, sospese fra la realtà della costruzione poderosa e la tensione mistica originaria che la generò.
Il toponimo deriva dall’arabo, e sul significato vi sono varie interpretazioni: dall’arabo Hufrah starebbe ad indicare una fossa; al termine Gurf starebbe ad indicare parete scoscesa del monte; infine a Gurfah si attribuisce stanza a piani superiori.
Nell’Africa del Nord ancora oggi esistono insediamenti che mantengono il nome Gurfa. Tale appellattivo è usato per indicare una sorta di magazzino-granaio.
La Gurfa è citata per la prima volta, nei documenti, come popoloso e florido casale arabo, dato già esistente nel 1150 quando fu concesso dal re Guglielmo allo Spedale dei Lebbrosi di Palermo. Successivamente il casale entrava a far parte dei possedimenti dell’Ordine Teutonico a cui lo Spedale dei Lebbrosi passava con tutti i suoi beni.
La complessa problematica della datazione ed attribuzione di quest’opera monumentale è resa enigmatica dalla mancanza nell’area di reperti fittili che possano orientare nella datazione, essendo queste ininterrottamente abitati fino al secondo dopo guerra con uso agricolo.
La carenza di documentazione unita alla mancanza di evidenze archeologiche hanno spinto gli studiosi a formulare le più svariate ipotesi sull’origine del complesso:
- costruzione risalente al periodo arcaico preistorico;
- considerato un insediamento eneolitico, legato alla presenza della necropoli sulla sommità del costone roccioso;
- confrontato con le camere sepolcrali micenee;
- paragonato al grande ipogeo di Hal Saflieni di Malta, appartenente alla cultura megalitica;
- visto come insediamento tardo-romano, bizantino o genericamente altomedievale ma definito saraceno nella tradizione popolare;
- ed infine considerato decisamente medievale.
L’unico dato incontestato rimane la compresenza sul sito di una necropoli datata all’età del rame. Incontestata rimane, inoltre, l’origine araba del toponimo che, però, nulla di definitivo ci dice sulla nascita del complesso ma che ne attesta un uso specifico da parte di gente islamica, in un lasso di tempo intercorrente fra la conquista musulmana dell’isola e il periodo delle rivolte sotto il dominio di Federico II, cioè dalla metà del IX secolo al primo quarto del XIII.
Lo spostamento dell’uomo e la penetrazione delle coste fino all’interno avveniva mediante il percorrimento delle vie fluviali. Una funzione importante svolgevano le terre dell’attuale comune di Alia con il complesso rupestre della Gurfa con la Contrada Gurfa, Solfara, Chianchitelli e Barbarà, che hanno dato alla luce reperti e monete greche, romane, puniche, bizantine, arabe, spagnuole. Le monete, gli utensili, i vasi rinvenuti in queste contrade del territorio aliese testimoniano la presenza di diversi popoli nei siti prescelti. La preferenza per il territorio, appartenente oggi all’attuale Alia, era basata su punti cardine, che spingevano i popoli a scegliere un sito al posto di un altro: vicinanze di sorgenti d’acqua, terreno fertile, presenza di montagne.
La veduta da questo luogo del monte di Cammarata e del Cassaro di Castronovo ha consentito di ipotizzare l’appartenenza della Gurfa al sistema del Platani. Infatti gli studi più recenti sulla Gurfa, effettuati da Carmelo Montagna che ha rinvenuto un Tridente inciso, inseriscono il sito nel contesto archeologico dell’idrovia Platani-Fiume Torto/San Leonardo, ponendo l’attenzione sulle memorie minoiche e micenee. Vi sono delle analogie nella pianta e nella sezione tra la stanza del tesoro di Atreo a Micene (detto anche Tomba di Agamennone) e gli ambienti della thòlos delle Grotte.
Il racconto della saga di Minosse si conclude con la sua tragica scomparsa (secondo il mito, Minosse fu ucciso in una vasca da bagno in Sicilia mentre era ospite nella rocca del re sicano Cocalo) e la sepoltura in un ambiente funerario monumentale, interno e riservato, associato ad una grandiosa architettura templare dedicata ad Afrodite. La sua deposizione avvenne in un’architettura costruita da Dedalo.
Questo per riportarci ancora più concretamente alla verifica dell’ ipotesi del culto della Grande Madre Afrodite con la Saliera (richiamo al significato del Platani come fiume del Sale) associata con un grandioso santuario al sepolcro di Minosse e alla thòlos della Gurfa, anche attraverso il simbolo del tridente che vi è inciso.
Ma la cristianizzazione di questi territori dovette affrontare evidentemente il problema della ri-consacrazione dei luoghi di culto rupestre usati in antico. Le prime comunità di seguaci di Cristo riconobbero nel tridente un’allusione trinitaria ed incisero IHS.
A destra dell’ingresso troviamo un iscrizione:
D:D:IOSEPH/ORTOLANI/1767:USQ:1775
cioè DOMINUS DON IOSEPH ORTOLANI (ab anno) 1767 USQUE (ad annum) 1775
tradotto Il Signor Don Giuseppe Ortolani (fece fare i lavori dall’anno) 1767 fino (all’anno) 1775
epoca in cui si pensa siano stati realizzati una piccola chiesa e un corpo di fabbrica affiancato al complesso architettonico. Gli incavi di alloggiamento delle travi dei tetti, ancora visibili sulle pareti esterne del complesso, testimoniano tale preesistenza architettonica. Pare inoltre che proprio in quei luoghi, nei primi del secolo, a ulteriore conferma di tale tesi, sia stata rinvenuta una acquasantiera in marmo datata 1741.
Esternamente si trovano molte iscrizioni lasciate dai bersaglieri che vi furono alloggiati per combattere il brigantaggio.
Non dimentichiamo le innumeri tombe a forno che si aprono a varie altezze della collina della Gurfa, luogo di grande amenità paesistica, pervaso ancora da quell’atmosfera sacrale che tutto il complesso suggerisce.
La distribuzione e la raccolta delle acque piovane sono curate con ogni attenzione. L’uso delle cisterne, incavate e riprodotte sempre dalla viva pietra, dovette essere molto praticato per il comune fabbisogno. Esistono ancora i residui di queste grandi vasche. Si presume che, oltre all’acqua piovana, vi si facesse uso di un’abbondante sorgente che sgorga e si raccoglie in una conca di pietra chiamata cuba.

Testo a cura di:
Di Marco Tania





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