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Turismo Sardara: Aquae Neapolitanae e Terme di Sardara

Lunedì 28 Maggio 2012
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Provincia: Medio Campidano

Aquae Neapolitanae e Terme di Sardara


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Aquae Neapolitanae e Terme di Sardara

»» Sardara - Sardegna

Lungo la provinciale per Pabillonis, al centro dell'immensa piana del Campidano, una curva svela l'insolita apparizione di un'oasi di eucaliptus secolari in mezzo ai quali biancheggiano alcuni fabbricati e una solitaria chiesetta. Siamo arrivati alle Terme di Sardara, le antiche Aquae Neapolitanae.
In questa regione i protosardi celebravano i riti delle acque nel tempio nuragico di Sant'Anastasia. Intorno al sito dove sgorgavano le sorgenti calde esistevano insediamenti restituiti dagli scavi di Nuraxi Mariaquas, situato proprio tra le fonti, Nuraxi Arigàu e, pure nelle vicinanze, dai nuraghi Santudomini, Jana e Arrubiu. Ma anche altre popolazioni sfruttarono le acque delle terme, come dimostrano i reperti fenici e punici ritrovati nelle vicinanze. I Fenici, in particolare, si insediarono a sud dell'antica Othoca, presso Capo Frasca, dove fondarono la città di Neapolis, collocata presso la foce del Rivus Sacer e lungo la costa dello stagno di Santuànni, nell'agro dei Neapoliti che abbracciava l'attuale territorio di Arcidano, Terralba, Marrubiu, Uras, Pabillonis e Sardara.
Sicuramente rinnovata dai Romani Neapolis assorbì manodopera locale nella costruzione del tempio di Santa Anastasia e diede il suo nome prestigioso ad Aquae Neapolitanae. I Romani avviarono l'attività termale, creando una città ricca di stabilimenti pubblici, case di soggiorno, foro, teatro e tempio. La grave crisi economica dell'Impero tra II e III secolo determinò la decadenza di Aquae Neapolitanae.
Nel periodo giudicale, il paese che in tarda epoca imperiale era sorto nell'agro termale prese il nome di Villa Abbas. Il clima insalubre dovuto agli acquitrini, la malaria, le frequenti scorrerie degli arabi e l'esposizione ai continui movimenti di guerra del vicino Castello di Monreale convinsero gli Abbesi a cercare rifugio a Sardara. L'atto di morte di Villa Abbas non ha data certa, ma è presumibilmente anteriore all'XI secolo. Nel XVII secolo le Terme si trovavano ancora in uno stato di completo abbandono. Fu Carlo Emanuele IV, rifugiatosi in Sardegna con la Corte, a immaginare una nuova Vichy in Sardegna, ma nulla fu fatto fino al 1898 quando l'industriale cagliaritano Filippo Birocchi si impegnò in prima persona nel recupero delle strutture. Le sorgenti furono liberate dallo strato di terreno alluvionale e isolate con muratura in pietra e calcestruzzo, l'area fu spianata e messe a dimora le piante. All'incrocio delle strade che portano alle terme si osserva ancora il basamento del mulino a vento che azionava la pompa di pescaggio e trasporto delle acque alle vasche costruite sulla collina da dove, per caduta, alimentavano i bagni e provvedevano al fabbisogno dell'albergo. Una seconda sorgente portava direttamente l'acqua al lavatoio e alla gualchiera, la terza era riservata all'impianto di imbottigliamento, la quarta l'antica fonte romana era riservata agli usi terapeutici, la quinta era destinata alla preparazione dei fanghi.
Nel 1900, dopo la morte di Filippo Birocchi, le nuove terme furono inaugurate.




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