Striano NA - Chiesa di San Severino Abate

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Chiesa di San Severino Abate

Striano NA
» Via Sarno, 84


La prima citazione dell'esistenza in Striano di una chiesa “regia” in onore di San Severino Abate, la troviamo nei Registri Angioini e reca la data del 1278, essendo parroco pro-tempore don Simone de Foresta.
La chiesa, eretta “fuori l'abitato verso Sarno”, agli inizi del 1500 viene elevata alla dignità di Parrocchia e riceve in dono nel 1506 dal Barone di Striano Luigi di Casalnuovo un'artistica pala d'altare, opera del pittore milanese Protasio Crivelli, raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Severino e Sossio. Questa la didascalia che la adorna:
EX VOTO DNI LOISE DE CASALI NOVO – BARONIS STRIANI ET ELEMOSINA DOPNI – GRACIANI DE GRACIANO RECTORIS – SANTI SEVERINI AC POPULI STRIANI A. 1506.
Nella platea del 21 dicembre 1701 a tal riguardo leggiamo: dietro l'altare maggiore, vi sta l'Icona con la sua cornice di legno lavorata a bassorilievo, indorata, e dipinta di color torchino, ove si vede efficiata la Vergine col suo Bambino nella braccia, seduta in una sedia, chiamata la Vergine di Chiaravalle, alla destra S. Sossio martire, alla sinistra S. Severino Abbate.
Poiché la suddetta didascalia oggigiorno si presenta lacunosa a causa di distacco parziale del colore dalla tavola, è stato possibile ricostruirla esattamente grazie alla descrizione che ne fa il notaio strianese Berardino Sparano, in un suo atto dell'11 febbraio 1563, conservato presso l'Archivio Storico Diocesano di Sarno.
Nella platea del 1687 leggiamo che la chiesa possedeva un ospizio di case dirute dove si dice alle Curti vecchie, vendute a Gennaro d'Ambrosio per ducati 175 mediante assenso apostolico con istrumento rogato dal notaio Domenico Angelo Fabricatore di Sarno il 4 marzo 1685; un altro ospizio di case vecchie vicino la Chiesa di San Giovanni, vendute al defunto Andrea Vitelli per ducati 45 con atto del medesimo notaio del 28 aprile 1678. Inoltre di sua proprietà erano i seguenti territori per i quali percepiva il censo annuale: tre moggia di territorio padulese alla Rivolta, sei moggia allo Piano, quattro moggia alla Farricella, tre moggia e mezzo alla Rivolta, due moggia a li Pedali, un moggio e un quarto alla Rivolta vicino lo corrente publico, due moggia allo Piano, otto moggia di territorio arbustato all'Orto della Fabrica.
In un atto del 1701 conservato presso l'Archivio Storico Diocesano di Sarno, veniamo a conoscenza che la chiesa si presentava a tre navate di cui quella centrale di metri 20x5 circa e quelle laterali di metri 20x4 circa ognuna.
Le spaventevoli eruzioni vesuviane del 1631 e del 1737, che tanti lutti e danni arrecano alla nostra cittadina e all'intera Valle, deteriorano seriamente il sacro edificio che per l'incuria dell'uomo era venuto sempre più rovinandosi col trascorrere degli anni. Cosicché l'antico luogo di culto viene quasi del tutto abbandonato, cedendo il titolo parrocchiale (1739) alla più moderna e funzionale Chiesa di San Giovanni Battista, eretta al centro del paese sulle fondamenta dell'antichissima chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.). A tal proposito gli atti della S. Visita di mons. Francesco de Novellis del 29 maggio 1739 ci informano che in tale giornata fuit asportatum Sanctissimus Sacramentum quod manebat in Ecclesia Sancti Joannis ed in quella dell'anno seguente dello stesso Presule leggiamo che il 16 gennaio viene trasferito il Battistero in San Giovanni “per maggior comodità del Parroco e del popolo” (1740).3
Mons. de Novellis in un'altra sua ispezione effettuata il 14 giugno1742 visitavit Ecclesiam Sancti Severini olim Parochialj, cuius suffictum est dirutum. Nel 1745 nell'antica Parrocchia di S.
Severino viene celebrata “una messa la settimana omnia bene”. Nell'identico stato “decrepito” la ritrova il medesimo Vescovo nella S. Visita del 12 giugno 1756, che ai suoi occhi meravigliati la appare quae est feri diruta.
Ancora “in piedi” la ritrova il Vescovo Giovanni Saverio Pirelli allorquando effettua la S. Visita alla comunità parrocchiale di Striano il 20 giugno 1768 e narrando di essa così si esprime: “… sita extra moenia, que fuit olim Parochialis Terræ Striani (…) giacché l'umidità di detta Chiesa la rende quasi inabitabile”. Ad accogliere il Presule, oltre il Parroco don Tommaso Ascolese, è la numerosa comunità presbiterale strianese, così composta: don Pietro Ascolese, don Nicola Antonio Vitelli, don Antonio Menechino, don Mattia Rendina, don Aniello Pellegrino, don Domenico Antonio Sparano, don Carlo Marchesano, don Matteo Cioffi, don Nicola de Fiore, don Giuseppe Menechino, don Aniello Cordella, don Domenico Coppola (diacono), don Giovanni Pellegrino (suddiacono), don Giuseppe Sparano (suddiacono), don Nicola Marciano (clerico), don Flaminio Serafino (novizio), don Donato Rendina (novizio) don Giovanni Blasio (novizio).
Lo stesso Vescovo nella S. Visita del 19 giugno 1771 così si esprime: “… de veteri Ecclesia Sancti Severini hoc anno visitata non fuit, ex eo quia multis reparationibus iadigat ob imminentum ruinam…” ed in quella del 4 giugno 1783 prescrive che … si accomodi il tetto nella parte dove trovasi rotto, acciò il nuovo soffitto non s'infracidisca coll'acqua delle pioggie, e si accomodi il campanile nella parte rotta, che si minaccia rovina secondo la perizia fatta, sistente negli atti della nostra vescovil curia.
Ancora dagli atti della S. Visita del 24 maggio 1802 di mons. Lorenzo Potenza, apprendiamo che durante le piogge dal soffitto della Chiesa penetra acqua fin sopra l'altare della Cappella di S. Maria della Purificazione e di S. Antonio Abate, di jus patronato della famiglia de Sparano.
Divenuta ormai decrepita e pericolante per l'altrui incolumità, essa viene abbattuta e al suo posto, “sui ruderi dell'antica Parrocchia” nel 1856 circa, viene eretta una chiesetta di modeste dimensioni, con le funzioni di Cappella Madre del cimitero sotto il titolo di San Severino Abate.
Difatti il territorio circostante nel 1866 viene adibito a Cimitero comunale e tutti i defunti inumati sino ad allora negli ipogei della Congrega del SS.mo Crocifisso e delle chiese di S. Giovanni Battista e di S. Severino, vengono trasferiti nel novello Agro Santo.
Primo “Cappellano al Cimitero Municipale” viene nominato dal Consiglio Comunale il sacerdote don Michele Pellegrino di Gaetano detto „e Pàppole (già Padre spirituale della Congrega del SS.mo Rosario della frazione Casatori di San Valentino Torio), ufficio che assolve ottimamente fino al 1869. Nella ricorrenza della benedizione al Luogo santo il reverendo don Michele tiene un memorabile “discorso d'occasione”, molto apprezzato ed estremamente erudito.
Nel 1906 il sacerdote don Vincenzo De Vivo, cappellano del cimitero, fa dipingere sopra l'altare l'immagine della Madonna del Carmine con Anime Purganti, oggetta di restauro conservativo nel 1999 da parte delle restauratrici Carmela Pagano di Striano e Teresa Squillante di Sarno, col contributo economico delle sorelle Carmela e Stellina Gatti fu Ciro Francesco.
Avendo il luogo di culto bisogno di restauro, nel 1938 il Podestà del tempo dott. Giovanni D'Anna autorizza “l'esecuzione in economia dei lavori di restauro della chiesa del Cimitero”, per un ammontare delle spese di circa 14.000 lire.
Nella primavera del 1993 la Chiesetta è stata oggetta di lavori di restauro da parte della ditta Severino Paciello fu Antonio di Striano, ultimati e consegnati al Comune il 1° novembre, alla presenza del Commissario Prefettizio dott.ssa Paola Spena e del Parroco don Michele Fusco.


Il testo in italiano è a cura di:
Raffaele Massa

Photo by: Raffaele Massa


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