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Poggio Imperiale FG - guida turistica

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Poggio Imperiale

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Indirizzo municipio
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Numeri utili
+39 0882 994090
+39 0882 999000

Sito istituzionale - http://www.comune.poggioimperiale.fg.it

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Informazioni utili e guida turistica:

Numero Abitanti : 2.719 (01-01-2017 - Istat )
Altitudine s.l.m. : 73 mt.
Superfice Kmq. : 52,40
Denominazione abitanti : 
Codice Fiscale : 00365990712
C.A.P. : 71010
Codice Istat : 071040
Codice Catastale : G761


Comune di Poggio Imperiale (Puglia - Italia)

Poggio Imperiale è un comune di 2.719 abitanti, situato a 73 metri s.l.m. nella Provincia di Foggia, il suo territorio si estende su una superfice di 52,40 kmq.

Questa pagina è solo un piccolo cenno sull'origine di Poggio Imperiale, perché tutto l'argomento è stato già ampiamente trattato in altrepubblicazioni.
Il feudo di Lesina, all'inizio del XV secolo, fu donato dalla regina Margherita di Durazzo alla Santa Casa dell'Annunziata di Napoli, con l'assenso del figlio Ladislao II, in voto per la recuperata salute e a scomputo dei propri peccati e degli augusti suoi congiunti.
L'assenso fu dato da re Ladislao con diploma del 23 dicembre 1409 in Salerno. La concessione fu formalmente fatta dalla regina con pubblico atto del 6 novembre 1411 da parte del notaio Giovanni Mangrella della predetta città.
La casa dell'Annunziata tenne quel feudo per più di due secoli, fino a quando il suo Banco A.G.P., istituito nel 1580, splendore del regno per le sue vaste ricchezze e per le sue immense opere di pietà, per porre un argine allo strozzinaggio degli ebrei nel 1702 fu dichiarato fallito per sei milioni per cattiva amministrazione e per i continui prelievi di danaro fatti da Filippo IV per spese di guerra. Da quel fallimento ebbero origine lunghe liti e laboriosi compromessi con i molteplici creditori . A causa di tutto questo il feudo con il lago di Lesina fu posto in vendita sub asta nel 1750.
Era stato mandato dal S.R.Consiglio ad apprezzare le entrate del feudo di Lesina il tabulario ing. Donato Gallerano, il quale nel 1729 aveva compilato una dettagliata relazione.
Molto interessante, per la storia della feudalità degli ultimi tempi, fu quel bando d'asta. Esso dimostrò che, mentre in quell'epoca la maggior parte delle Università s'era già affrancata dalle più esose imposte dei rispettivi feudatari ed anche dalle tradizioni feudali, ancora ve n'era qualcuna miseramente stretta nella vecchia rete, come in pieno medioevo. Lesina fu tra queste e fu messa in vendita, come oggetto, posto sul banco del mercato.
In tale vendita il feudo fu definitivamente aggiudicato il 13 marzo 1751 al principe di S. Angelo, Placido Imperiale, per ducati 104,201.
Lesina, dunque, quando era divenuta feudo di Placido Imperiale, era molto intristita. Il nuovo feudatario volle meglio coltivare quella larga distesa di terreni ed allontanare i suoi dipendenti da quel luogo malsano e nocivo. Egli pensò di istituire una colonia in un posto dove l'aria era più salubre. Scelse a tale scopo una collinetta vicino al lago.
Successivamente pensò di fondare una gran fattoria o masseria, con tutte le comodità necessarie alla vita per trasformare quei terreni incolti e boscosi in fertili e adatti allo sviluppo dell'agricoltura. In questo modo sottrasse anche i propri dipendenti dai tristi effetti della mefitica aria che si respirava in Lesina e dai pestilenziali miasmi emananti dal pantanoso lago che la circonda .
Ordinò quindi di costruire una gran masseria per uso di abitazione e per riparare e conservare le derrate ricavate dalla semina.
La collinetta prescelta è a circa due miglia a sud di Lesina ed è situata a 73 metri sopra il livello del mare, circondata da folti boschi.
Qualcuno fa risalire la fondazione di Poggio Imperiale all'anno 1759 (Cfr. documento del vescovo Foschi). Altri fanno risalire la fondazione al 1760, quando Placido Imperiale fece emanare un bando e fece affiggere per il regno e fuori avvisi, promettendo a chi volesse stabilirsi nella nuova terra parecchi privilegi. Altri ancora fanno risalire la fondazione di Poggio Imperiale all'anno 1761, quando avvenne la celebre stipula tra Placido Imperiale e il re Ferdinando IV, il cui testo, che si conservava nell'archivio comunale di Poggio Imperiale, è il seguente:" CONTRACTATIO INTER EXCELLENTISSIMUM DOMINUM PRINCIPEM SANCTI ANGELI, ET PATRES FAMILIAS ALBANENTIUM, DECIMO OCTAVO JANUARI ANNI DOMINI 1761" . (Cfr. Discorso di Nicola Chiaromonte del 1886, in occasione dell'inaugurazione del busto di Placido Imperiale).
Verso l'anno 1760, proprio in quel luogo Placido Imperiale costruì molte case coperte di paglia e tavole ad uso d'abitazione dei coloni e per ricovero degli animali.
Con questo sistema ebbe inizio il primo esperimento di riforma fondiaria, che successivamente sarà completato a cura della regia corte .
Placido Imperiale subito dopo fece costruire una palazzina per abitazione del suo amministratore Rocco Capozzi, e per dimorarvi egli stesso nei periodi in cui visitava la sua nuova terra .
Nello stesso anno Placido Imperiale visitò questo feudo e soprattutto la fattoria. I coloni, che qui prestavano la loro opera, erano famigli del principe, i quali, trasferitisi dalle altre terre del suo gran possedimento, si prodigavano alla coltivazione di quei fertili terreni.
La fattoria, da poco fondata, progrediva a vista, circondata dalla sua ridente pastura, incantata dalla bellezza del luogo.
Era diventata la zona favorita di Placido Imperiale, che, dalla collinetta sulla quale era sorta (Poggio) e dal suo nobile casato (Imperiale), chiamò POGGIO IMPERIALE.
Placido Imperiale, dopo la sua visita del 1760, fece emanare un bando e fece affiggere avvisi per il regno e fuori, promettendo a chiunque volesse stabilirsi nella nuova terra i seguenti privilegi:
1 - Ricovero ed alloggi gratuiti.
2 - Una quantità di grano per il vitto e per la semina.
3 - Un'estensione di terreni per la semina, per ortaggi e vigne senza pagamento.
4 - Diversi animali per i lavori campestri e per l'industria.
5 - Diritto di legname e di pascolo nelle terre del principe.
6 - Un medico e cappellano.
7 - Diritto di portare armi ed immunità ed altri ancora.

I primi a rispondere all'appello nel 1761 furono 18 famiglie albanesi, seguite nello stesso anno da altre 17, complessivamente 35 famiglie, per un totale di 174 persone.
Queste famiglie, oltre all'esenzione dell'imposta focatica, ricevettero tanti altri benefici e privilegi da parte di Placido Imperiale, com' è riportato nella seguente scrittura:
" Primieramente detto ecc.mo signor Principe D. Placido promette di dare alle suddette famiglie Albanesi tomoli 30 di grano per ciascuno mese dal giorno che arriveranno in detto luogo di Poggio Imperiale sino alla raccolta dell'anno 1762; di più promette darli paia sette di bovi; terre per orti per anni quattro senza pagare; che possano portare armi non proibite nelle Regie Prammatiche; che li sbirri non li diano molestia; case franche per cinque anni; territori franchi per tre anni; le legne franche sempre alla riserba delle Difese proibite; il pascolo franco sempre nelli territori dell'Università; le vigne franche sempre nelli territori dell'Università; per ogni famiglia si assegnano due pecore, e due capre, e dei somari in comune per tutte le famiglie e dette pecore e capre e somari ce li concede detto ecc.mo Principe gratis, e senza pagamento alcuno; ed all'incontro detti capi di famiglie albanesi in solidum promettono e si obbligano il grano di sopra mentovato e le sopradette paia sette di bovi, ed ogni altra spesa che facesse per loro detto ecc.mo signor Principe, pagarli al medesimo fra anni quattro ecc…"
Era, inoltre, convenuto che volendo quelle famiglie albanesi abbandonare la fattoria, avrebbero dovuto restituire al Principe tutto quello che avevano da lui ricevuto, " animali, franchigie di affitto di case, di affitto di territori, di pascolo, e di qualunque altra cosa" .
Attratte dalle franchigie ottenute dai primi abitanti, altri albanesi vennero in Poggio Imperiale fra il 1762 e il 1769, portandosi con sé due sacerdoti di rito greco: Simone Bubici e Stefano Teodoro. A costoro come agli altri che successivamente immigrarono, Placido Imperiale concesse tutti i vantaggi goduti dai primi venuti, quantunque nessun atto è stato possibile trovare, salvo quello di notorietà tra il sindaco di Lesina Primiano Colozzi e il giudice di pace del Circondario di San Paolo per la stesura di un documento a favore di Nicola Bubici nativo di Scutari, del fu Simone .
In conseguenza di una gelata caduta nel 1762 e dal cattivo raccolto degli anni successivi, nel 1764 si soffrì una terribile carestia. Un tomolo di grano arrivò fino a quattro ducati e più, prezzo molto elevato per quei tempi.
Il 1764 fu definito "l'anno della fame" e la situazione agricola locale, come pure quella della Capitanata e di tutto il regno di Napoli, rappresentò un periodo d'incertezze e di gravi difficoltà.
Quasi tutti gli albanesi, in quello stesso anno, emigrarono da Poggio Imperiale, prendendo la via di Roma. Rimasero nel nuovo villaggio Simone Bubici con la moglie e cinque figli maschi, Giuseppe Teodoro con tre figli maschi e tre femmine e Giovanni Bubici con la moglie e la madre.
Nei latifondi della Capitanata c'erano rarissime masserie sperdute nella pianura immensa, deserta e nuda, o in un mare grigio e triste di viti e di ulivi, a grandissima distanza tra loro, a chilometri dal più vicino centro abitato, fuori del mondo. Si trovavano sempre sette o otto persone che si andavano a chiudere in quelle tombe, ove trascinavano un'esistenza bestiale, da servi della gleba, molte volte senza avere altra funzione che quella di custodi. Alcuni proprietari avevano tentato di mettere nelle loro lontane masserie qualche decina di abitanti in più, in condizioni sempre di salariati, o di trapiantare nelle nostre campagne contadini provenienti dalle province più impensabili del regno. Alcuni non si adattarono al nostro clima, alle nostre colture, alla malaria e lasciarono la campagna, preferendo vivere in città, dove esistevano almeno i rapporti umani e si poteva socializzare con il resto della popolazione.
Altre famiglie vi presero dimora nel periodo che andava dal 1762 al 1764.
Da Barletta vennero le famiglie Mauricchi di Scutari e Giovanni Spencer. Altri immigrati giunsero da diverse parti, dopo gli albanesi.
Nel 1764, altre 24 famiglie giunsero nel villaggio. Queste, quasi tutte provenivano dalla provincia di Benevento e precisamente dai comuni di Reino, la quasi totalità, e di San Marco dei Cavoti. Due famiglie giunsero dalla provincia di Avellino ed altre dalle province di Foggia, Catanzaro e Cosenza. Successivamente da Reino giunsero altre famiglie, e, quantunque sembra che non stabilì nessuna capitolazione con Placido Imperiale, ebbero anch'essi aiuti e franchigie.
Alcune di queste famiglie sopravvivono, altre si sono estinte o trasferite in altri luoghi. Nonostante tante famiglie avessero abbandonato il villaggio, Placido Imperiale governava con mitezza e incoraggiava i coloni.
Aumentava la produzione e s'istituivano nuovi alloggi, si convertivano immensi tratti di boschi e di pascoli in terreni coltivabili ed il Principe diffondeva soprattutto il benessere fra tutti i suoi coloni .
Che cosa era successo? Si era radicata nella mente dei coloni una sconsiderata corsa a dissodare la terra, a coltivare e seminare i terreni, perché il mercato favorevole per il grano ed il forte aumento dei prezzi dei cereali in tutta la provincia spingeva i coltivatori alla semina d'immense estensioni di terreni incolti disponibili. I coloni riuscirono così ad accrescere la produzione e ad aumentare il reddito sia familiare sia provinciale.
Bisognava provvedere alla conservazione del prodotto in luoghi asciutti e sicuri ed anche per tenere lontano topi, calandra granaria ed altri parassiti, che in pochissimo tempo avrebbero potuto distruggere tutto il raccolto.
In molti centri grandi e piccoli della Capitanata esistevano o si andavano costruendo nel sottosuolo grandi depositi per la conservazione dei cereali, le fosse, simili a quelle del passato, di cui si hanno notizie o testimonianze archeologiche per l'importanza che ebbero fin dall'antichità .
Esse erano scavate nei terreni argillosi della nostra provincia. Avevano dimensioni diverse, che variavano da metri 4,5 — 5 ad un massimo di 10 in profondità e da 3 a 7 metri in ampiezza.
Poggio Imperiale, che fin dalla sua fondazione aveva avuto sempre gente dedita all'agricoltura ed alla pastorizia, non fu da meno agli altri comuni della Capitanata. Ebbe ben 37 fosse granarie. Alcune appartenenti a Placido Imperiale ed ai suoi eredi, altre a cittadini benestanti del Comune: i massari di campo. 27 fosse erano ubicate nella piazza Imperiale, 5 all'inizio della strada di Via De Cicco e 5 all'inizio di Via Palazzina e Via Focarete .
Un numero così elevato di fosse esistenti nel piccolo centro dauno, fa ben pensare quale fosse stata la principale attività economica praticata nel comune.

Testo a cura di:
Alfonso Chiaromonte

Photo by: Alfonso Chiaromonte



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