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Mammola RC - Sentiero dei Greci

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SENTIERO DEI GRECI

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Comune: Mammola (RC)
Territorio: Parco Nazionale dell'Aspromonte.
Carta I.G.M.: 1:25.000 Gioiosa Jonica, 1:50.000 Taurianova
Altitudini: da 240 a 850 mt. s.l.m.
Tempo di percorrenza: 3/4 ore
Difficoltà: E — Escursionistico
Periodo: tutto l'anno
Appoggi: Agriturismo Cannazzi 0964.418023 — 338.7337229, Rifugio Montano 339.7888079 - 0964.414598; B&B Il Gallo Tel. 333.3228671 - 0964.414347 ; B&B Malea 0964.414239; C.F.S. di Mammola 0964.414030; Croce Viola Mammola 0964.418063;
Informazioni: Comunità Montana Limina 0964.414112, Comune di Mammola 0964.414025

Descrizione dell'itinerario:
L'itinerario ricade interamente nel Parco Nazionale dell'Aspromonte, che comprende un vasto territorio appenninico della Provincia di Reggio Calabria di particolare interesse naturalistico.
La parte di territorio del Parco Nazionale dell'Aspromonte che interessa è caratterizzato dalla presenza di una vegetazione variopinta che cambia in virtù dell'altezze: boschi di faggi, di pini, di lecci, di castagni, querce ed ulivi (varietà mammolese) nelle quote più basse.
Accanto a queste grandi specie arboree prospera nel sottobosco una flora più piccola: erica (dalla cui radice si ricavano pregiate pipe), agrifoglio, pungitopo (asparago di bosco), felce (usata dai pastori per confezionare le ricotte fresche). Da segnalare le numerose specie di funghi mangerecce che scatenano, nella giusta stagione, una frenetica ricerca.
Anche la fauna è ben rappresentata. Specie diverse, ben adattate, trovano nel Parco un habitat ideale e tranquillo, lontano dai rischi che l'uomo stesso gli arrecano: il cinghiale, la volpe, la lepre, il tasso, il ghiro. tra gli uccelli ricordiamo il fagiano, il falco, il corvo, le colombe selvagge ed altre specie minori. Non è raro vedere gruppi di cavalli semi-selvaggi che pascolano nella verde prateria dell'altipiano della Limina.
Il presente itinerario è percorso tutto l'anno, da migliaia di turisti appassionati del trekking e della montagna che giungono da ogni parte e da numerosi devoti di San Nicodemo.

Fiume Torbido
Partendo da Mammola, dall'incrocio viadotto ad archi della vecchia Ferrovia di fronte ai giardini pubblici, si avvia per lo svincolo Rosarno e si segue la segnaletica "Sentiero dei Greci", si percorre per un breve tratto lo svincolo, poi sulla destra, si affianca alla S.G.C. Jonio-Tirreno, si prosegue sulla strada sterrata che costeggia l'ampio letto del fiume Torbido; anticamente chiamato Proteriate, Turbolo ma anche Sagra, deve il suo nome attuale all'aspetto torbido delle sue acque che spesso assumono, per la natura del terreno che attraversano, la colorazione del fango.
Minaccioso e turbolento, specie nella stagione più piovosa, nasce in località Stimpato, alle spalle del Monte San Nicodemo ai confini tra Mammola e San Giorgio Morgeto, e sfocia, dopo un lungo percorso, nel mare Jonio, tra Marina di Gioiosa J. e Siderno.
L'enorme larghezza del suo greto, soprattutto nella parte finale, insieme con elementi geologici ed archeologici, hanno avvalorato l'ipotesi, sostenuta da molti studiosi, che un tempo il fiume era navigabile, e che la battaglia dove i Locresi alleati con i Reggini sconfissero i forti Crotonesi, avvenne proprio sul Torbido (IV-V Sec. a.c.).
Anticamente il letto del fiume era usato dai Locresi della Magna Grecia come grande via di comunicazione per raggiungere l'altro mare (Tirreno). Risalito il fiume, attraverso il Passo Sella (Seja, via più breve) arrivavano, passando per il Monte Kellerano al Passo della Limina. Da quì, scendendo il sentiero dello Sciarapotamo, in direzione del Mare Tirreno, raggiungevano la città di Medma (oggi Rosarno) e di Ipponion (oggi Vibo Valentia).
Dopo molti secoli questa via di comunicazione fu abbandonata e sostituita con la S.S. 281 (Marina di Gioiosa J. - Rosarno). Successivamente, nel 1990, dopo 10 anni di lavoro, veniva aperta al traffico la Strada Grande Comunicazione Jonio-Tirreno, costruita in gran parte sul Torbido (da cui il nome di una galleria), riprendendo quell'antico tracciato fatto dai Locresi della Magna Grecia.
Con i suoi numerosi affluenti, attraversa il territorio di Mammola, Gioiosa J., Grotteria, le cui popolazioni hanno trovato nel fiume grande sostegno per le loro attività economiche e sociali.
Proseguendo lungo il fiume, si incrocia sulla destra il Torrente Macariace, un segnale descrittivo indica il Geosito della Miniera Macariace, si vedono l'area geologica dell'estrazione del minerale e i ruderi della vecchia Miniera (merita una visita particolare).
La pista attraversa i numerosi appezzamenti agricoli ricavati lungo le sue rive nell'ampio alveo, caratterizzato dall'enorme quantità di materiale inerte (ghiaia, pietrame) usato nell'attività edilizia dell'intero comprensorio. Lungo il percorso si può notare qualche pianta di gelso, testimonianza di un'attività importante diffusa nella zona. Nel recente passato, lungo le sue sponde, era fiorente la coltivazione del gelso (bianco e nero) che oltre a produrre gustosi frutti, garantiva, con le sue foglie, il nutrimento al baco da seta. L'allevamento di questo generoso insetto, molto diffuso nella zona, ha rappresentato per lungo tempo un'importante attività economica. Si ricavava, infatti, una pregiata seta che veniva poi spedita nelle filande del nord dell'Italia.
Ragioni economiche e produttive, successivamente, determinarono un calo della richiesta sul mercato della seta prodotta al Sud, tanto da costringere gli allevatori ad abbandonare quella attività non più redditizia. Con la fine dell'allevamento del baco da seta anche la coltivazione del gelso fu abbandonata.
Le colline che si affacciano sul Torbido sono coltivate ad ulivo, vite e castagno, mentre, più a valle, nei grandi poderi ricavati nel letto del fiume, si coltivano ottime qualità di agrumi ed ortaggi.
L'itinerario, che segue l'andamento della S.G.C Jonio-Tirreno poggiata su grossi piloni, giunto nel punto in cui il fiume Torbido incontra il Vallone Salino (che merita un'escursione a parte per vedere le sue bellezze naturalistiche con la splendida cascata chiamata "Schioppo di Salino"), cambia direzione.
Infatti da quì, svoltando verso destra si prende, abbandonando il Torbido, un viottolo che s'inerpica lungo un ripido costone, detto Passo Sella punto di valico dell'Appennino, vicino all'ex Scuola Elementare Scala e Palazzo Barillaro del Sec.XVII, che porta al Santuario San Nicodemo.

Passo Sella
Questo sentiero ha rappresentato per millenni, insieme a quello dello Sciarapotamo nell'altro versante, l'unica via di comunicazione per le antiche popolazioni della Locride e della Piana di Gioia Tauro.
Oggi il ripido e scosceso sentiero della Sella è percorso, come ex-voto, da numerosi devoti di San Nicodemo, che a piedi raggiungono il Santuario sul Monte Kellerano per poi tornare a Mammola facendo a ritroso lo stesso percorso.

Santuario San Nicodemo
Alla fine dell'impegnativa salita del Passo Sella si giunge su di un altipiano che offre un suggestivo paesaggio. Da quì lo sguardo può dominare, girandosi indietro verso la strada già percorsa, la grande Valle del Torbido che in mezzo a due crinali giunge al Mar Ionio. Mentre guardando nella direzione opposta s'intravede in lontananza il Santuario di San Nicodemo che si staglia nel verde della pianura orlata da rigogliosi boschi di leccio che, specie d'estate, ospita gruppi di boy-scuot in campeggio.
Gran parte del pianoro viene utilizzata sia a prato-pascolo sia a fini agricoli per la coltivazione di grano, di segale (jermanu), patate. Nelle parti lasciate incolte e a pascolo, abbondante è la crescita spontanea di erbe selvatiche (cicorie, broccoli di razze) mangerecce che numerose persone raccolgono ed usano per preparare cibi genuini e tisane medicinali
Il luogo, rinomato oggi come Santuario di San Nicodemo, ricco di storia e tradizioni meta tutto l'anno di numerosi pellegrini di fedeli e turisti, sotto l'aspetto storico—religioso è uno dei Santi Calabresi più importanti.
Il Santo visse da asceta ed in preghiera, fino alla morte (990) sul Monte Kellerano, così veniva chiamato anticamente, tutta la zona vicino al Santuario territorio di Mammola. Nato e cresciuto nel periodo caratterizzato (Sec. X) dalla forte emigrazione, dalla Sicilia, invasa dai Musulmani, di Monaci Basiliani che provenivano dall'Asia Minore, aderì fin da giovane al fermento religioso suscitato da questi, diventando Egli stesso un Monaco. L'Ordine monastico Basiliano bizantino, diverso da quelli latini con regole fisse ed abito uniforme, era formato da numerosi Monaci che vivevano da eremiti o in piccole comunità (Cenobi), ma mai isolati dalla società. Fin dall'inizio non ebbero, neanche in Calabria, vita tranquilla. Le continue scorrerie di Saraceni, che assalivano le coste calabre, li costrinsero a rifugiarsi, insieme alle popolazioni, nelle zone interne e montuose. Anche San Nicodemo fu costretto a fuggire e a cercare un luogo riparato ed isolato per dedicarsi alla vita di asceta. Fu così che arrivò sul monte Kellerano dove costruì con i suoi discepoli un Cenobio per condurre una vita di lavoro e di preghiera. Un ritiro spirituale ma nello stesso tempo a contatto con la società. Infatti i Cenobi, i Monasteri dei Basiliani erano punti importanti di riferimento religiosi e culturali per le popolazioni del luogo che incentivarono la nascita di agglomerati e villaggi.
E' stato intorno alla vita del Monastero di San Nicodemo che cominciò a nascere Mammola, i cui abitanti devono molto al Santo, tanto da proclamarlo, nel 1638 Patrono della città.
Dopo la sua morte il Cenobio sul Kellerano divenne meta di devozione e di pellegrinaggio di fedeli della Locride, della Piana e di tutta la Calabria, richiamati dai miracoli che il Santo operava soprattutto sui malati e ossessi.
Per molto tempo l'Abbazia sul Kellerano ha rivestito un ruolo molto importante sia dal punto di vista religioso-spirituale e culturale della Calabria, sia da quello economico, perché amministrava beni immobili ricevuti da donazioni di nobili, e che i Monaci davano ai contadini del posto in cambio di decime.
Dopo qualche secolo, cambiato il clima religioso, questi monasteri cominciarono a decadere. Anche i Monaci dell'Abbazia sul Kellerana abbandonarono il Monastero, portandosi dietro, però, le reliquie di San Nicodemo per sistemarle nella Grangia di San Biagio a Mammola e conservate fino ad oggi nella chiesa Matrice dello stesso paese.
Sui ruderi dell'antico Cenobio fu costruita, nel secolo XVI, una Chiesa che nel 1960 fu ristrutturata e rinnovata anche all'interno con gli affreschi del pittore Nik Spatari che raffigurano i miracoli del Santo.
La Chiesa, ad unica navata, non è sufficiente a contenere le numerose persone che affluiscono la domenica successiva al 12 maggio, (nascita) in occasione della festa in onore del Santo. Infatti la celebrazione della messa viene fatta all'aperto sull'antistante prato, seguita dalla processione nella circostante campagna. La festa che dura tutta la giornata è diventata nel tempo molto popolare, sia per la devozione a San Nicodemo sia perchè è un'occasione per fare la scampagnata di primavera con relativo pic-nic nei vicini boschi e prati. La festa, inoltre, rappresenta uno dei rari momenti d'incontro tra fedeli, devoti al Santo, che provengono da due zone diverse: la Locride e la Piana. La devozione al Santo si esprime anche col pellegrinaggio, tutti i venerdì, da luglio a settembre, che precedono la festa del Patrono a Mammola (prima domenica di settembre), raggiungendo a piedi come ex-voto il Santuario attraverso l'antico "Sentiero dei Greci" (Torbido-Passo Sella- Rosarno).
Il Santuario è abitato dal Monaco Don Ernesto, che ha deciso di ritirarsi sul monte Kellerano per iniziare a vivere una vita da asceta, difficile e coraggiosa, ma spiritualmente più intensa, spesso accompagna ed illustra i luoghi del Santuario. Sull'esempio di San Nicodemo e dei suoi Monaci, il Monaco anacoreta, sfidando la realtà del nostro tempo vuole far rivivere al Santuario gli antichi momenti quando ad esso le popolazioni guardavano come guida e sostegno spirituale e religioso.
Con decreto della Diocesi di Locri-Gerace il Santuario per la sua importanza è stato incluso negli itinerari della Calabria del "Giubileo 2000" come luogo dove si può ricevere l'Indulgenza Giubilare.

Luoghi d'interesse Nazionale, Religioso - Storico — Naturalistico da visitare al Santuario:

Inoltre nel centro abitato di Mammola, si può visitare la Chiesa Matrice con la Cappella del Santo dove sono conservate: le reliquie, la statua vestito da Monaco, un busto bronzeo dove all'interno è conservato il cranio; si può visitare ancora la Grancia di San Biagio del Sec.X dove si conserva un bellissimo altare con sopra una tela raffigurante il Santo in abito Basiliano.
Dopo aver visitato il Santuario e fatto rifornimento di acqua, quì particolarmente buona, si prosegue in direzione della montagna che si erge di fronte al Santuario.
Seguendo la segnaletica e percorrendo per un tratto la strada asfaltata in leggera salita, si giunge all'inizio dell'altipiano della Limina, da dove si può ammirare un suggestivo panorama a mo' di veduta aerea.
Il sentiero, abbandona la strada rotabile per seguire sulla destra l'itinerario che punta, passando per i prati dell'Abito e costeggiando alla base il Monte Limina, verso il Passo della Limina.

Passo della Limina
Al centro della catena appenninica calabrese congiunge, senza soluzione di continuità, attraverso i dossoni della Melia, con i Piani della Limina, il gruppo dell'Aspromonte con le Serre (confine naturale tra il Parco Nazionale dell'Aspromonte e dell'istituendo Parco Regionale delle Serre) facendo anche da confine tra il versante Jonico e quello Tirreno. I Piani della Limina sono individuati sempre con il toponimo Passo della Limina.
Grazie a questa posizione geografica centrale, il Passo della Limina rappresenta uno snodo territoriale importante dove s'incrociano strade che collegano zone diverse: Svincolo Limina (S.G.C. Jonio-Tirreno), S.S. 281 (Marina di Gioiosa Jonica-Rosarno), Strada Prov. Giffone-bivio per le Serre -Diga Metramo-Galatro, Strada Prov. San Giorgio M.-Stalletti-Marcinà, Strada San Nicodemo. Proprio per questo è stato inserito negli itinerari nazionali del Club Alpino Italiano - Sentiero d'Italia, come punto d'arrivo della tappa n° 54 (Zomaro - Passo Limina) e come punto di partenza della tappa n° 55 (Passo Limina - Mongiana).
La morfologia di questo territorio è alquanto varia e suggestiva. Estesi e verdi pascoli si alternano a rigogliosi boschi di faggi, di pini e d'abeti, interrotti, a volte, da alture che possono raggiungere la massima altezza di 1000 mt.. Da uno di questi, Monte Limina, nelle nitide giornate si possono scorgere chiaramente le isole Eolie, parte della Sicilia, la vetta dell'Etna, i due mari calabresi.
Se la natura è stata molto generosa, lo stesso non si può dire dell'uomo. La presenza di due grosse cave, aperte a suo tempo per estrarre una grandissima quantità di materiale inerte (terra e pietrame) da destinare alla costruzione della Diga sul Metramo, sta causando notevoli danni ambientali all'intero altopiano. Purtroppo, a distanza di anni, questo sfregio alla natura, ancora, persiste. Non si è, cioè, ripristinato lo stato dei luoghi originario, come tra l'altro, era stabilito dalle autorizzazioni e nulla-osta rilasciate dalle Autorità competenti, per l'apertura delle due cave, alla fine dei lavori della grande diga.
Il Passo della Limina è ricordato, anche, dalla cronaca sportiva, poiché, nel giro ciclistico originario della Provincia di Reggio Calabria, era considerato il più impegnativo Gran Premio della Montagna, spesso decisivo per la vittoria finale dello stesso Giro che ha visto la partecipazione di grandi campioni del Ciclismo nazionale ed internazionale.
Porta il nome Limina la galleria della S.G.C. Jonio-Tirreno, tra le più lunghe d'Italia, poiché attraversa le viscere della sua montagna per un percorso di circa 3200 mt..

Testo a cura di:
Gino Larosa


Photo by: Gino Larosa



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